28/06/2004
 
CIAO TOM

Genova 2004, città della cultura …
della tolleranza e della pace.

Villa ROSSI – Sestri Ponente
Venerdì 2 luglio ore 17.30


Ricordano Tom Benetollo:

Mauro Cafasso
Don Andrea Gallo
Giuliano Giuliani
Francesco Martone
Massimiliano Morettini
posted by bogey | 23:11 | commenti (3)


24/06/2004
 
INSIEME PER UN MONDO DIVERSO

care compagne e cari compagni, avervi visto così in tanti avervi sentito così vicino a noi nei momenti del saluto a Tom ci rende il suo ricordo ancora più caro e il nostro immenso dolore più condiviso.
Ancora una volta abbiamo avuto la prova che la vita di Tom ha lasciato un segno profondo e ha seminato in un campo immenso. Per tutto questo vi vogliamo ringraziare, convinti che non ci perderemo.
Insieme per un mondo diverso.

Eva, Gabriele, i familiari di Tom e tutta l'Arci
posted by bogey | 20:33 | commenti


23/06/2004
 
oggi è successo anche questo:

Iraq, governo approva proroga missione
ROMA - (Reuters) - 22 Giugno 2004 -- Il Consiglio dei ministri ha approvato questa sera il decreto legge che proroga al 31 dicembre 2004 la partecipazione dell'Italia a operazioni internazionali di peacekeeping, tra cui quella in Iraq.
Lo ha riferito a Reuters una fonte ministeriale.
La precedente proroga scadeva infatti il 30 giugno, data che coincide col passaggio dei poteri al nuovo governo iracheno da parte delle Autorità provvisoria della coalizione guidata dagli Usa. Nell'elenco, oltre a quella in Iraq, ci sono anche le missioni in cui è già impegnata l'Italia, dalla Bosnia al Kosovo, dalla Macedonia all'Albania, dalla Palestina al Corno d'Africa fino all'Afghanistan.
Il governo italiano ha ribadito che intende mantenere le truppe in Iraq - un contingente di circa 3.000 uomini - per consentire la ricostruzione e la stabilizzazione del paese, ancora preda di frequenti e sanguinosi attacchi della guerriglia. Il decreto ora deve essere convertito in legge dal Parlamento.
Nei mesi scorsi, l'opposizione di centrosinistra aveva contestato la decisione dell'esecutivo di inserire nello stesso "pacchetto" la missione in Iraq - dopo la guerra lanciata da Usa e Regno Unito senza preventiva autorizzazione dell'Onu - con le altre operazioni di peacekeeping.
In febbraio, in occasione del voto al Senato, oltre 150 senatori uscirono dall'aula, una quarantina votarono contro.
posted by bogey | 00:13 | commenti
 
Ecco la trascrizione dell'intervento di Tom Benetollo sabato 19 giugno
Guardate come stanno cambiando le città, comincio a pensare che la rivoluzione della politica possa iniziare da qui. Uso questa parola perché l'autoriforma della politica non c'è stata e non ci sarà, ne deduco che sia necessaria una vera e propria rivoluzione, rovesciando i meccanismi che conducono alla formazione della volontà politica. Ma il cuore pulsante di un tale processo – su questo non ho dubbi – deve stare nel sociale.
Gabriele ha parlato del biennio dei movimenti che abbiamo alle spalle, ma la storia non si conclude lì, ci sarà il triennio e il quadriennio, continueremo a batterci finché il nodo resterà irrisolto. Voglio aggiungere che noi non siamo nati con le botte di Genova, veniamo da più lontano. Non condivido l'opinione di chi pensa che gli anni Ottanta e Novanta siano tutti da buttare: qualcosa abbiamo fatto, abbiamo seminato idee e pratiche nuove ed è cominciata a crescere una diversa idea della rappresentanza. La Jugoslavia, la Bosnia, sono un paradigma, il luogo dove si è diffusa un'altra idea della partecipazione e della solidarietà che ha coinvolto migliaia e migliaia di giovani.
Dobbiamo mettere in moto un percorso diverso da quelli che abbiamo conosciuto fino a oggi, e i soggetti centrali devono essere sociali, lo ripeto, tutto ciò che sta cambiando la realtà e la sua percezione e siccome per partire serve un programma, togliamoci dalla testa che a scriverlo possa essere Amato o chi per lui. L'Arci è parte di questo movimento. E' vero come dice Loris che l'Arci è cambiata, ma quando precisa che da bocciofila l'abbiamo fatta diventare motore del movimento per la pace e contro il liberismo, è come se si sottovalutasse il ruolo importante delle bocciofile come luoghi di socialità.
Programmi e percorsi, modi e contenuti della “rivoluzione”: cari compagni, il mio segretario del Pci, quando mi iscrissi al partito, mi disse di evitare due derive, riformismo e massimalismo. Il riformismo è “niente subito”, il massimalismo “tutto mai”… Scusate compagni, non mi sento bene…
posted by bogey | 00:06 | commenti


22/06/2004
 
Per ricordare Tom

www.tavoladellapace.it

22 giugno 2004

In questa notte scura , qualcuno

di noi, nel suo piccolo, è come

quei "lampadieri" che, camminando

innanzi, tengono la pertica

rivolta all´indietro, appoggiata

sulla spalla- con il lume in cima.

Così, il "lampadiere" vede poco davanti a sè- ma consente

ai viaggiatori di camminare

più sicuri. Qualcuno ci prova.

Non per eroismo o narcisismo,

ma per sentirsi dalla parte buona della vita.

Per quello che si è.

Credi.

Tom
posted by bogey | 23:57 | commenti
 
Sarà dedicata a Tom Benetollo la campagna lanciata da Informazione senza frontiere per l'istituzione del Tribunale internazionale per i crimini contro i giornalisti
"La nostra associazione è nata sette anni fa con l'impegno diretto di Tom ed è cresciuta negli anni con il suo costante sostegno. Non c'è stata una sola iniziativa a cui Benetollo non abbia assicurato la propria presenza e il proprio sostegno convinto. L'ultimo atto di generosità di Tom è stato quello di partecipare a una iniziativa il 3 giugno scorso, alla vigilia della manifestazione per la visita di Bush in Italia, nel corso della quale ha ribadito la propria adesione alla proposta del Tribunale. Continueremo nel nostro lavoro in nome di Tom e della sua alta testimonianza di vita tutta dedicata alla difesa dei diritti civili e della libera espressione dei popoli. Il tribunale nascerà in testimonianza di questo impegno umano e civile. Anche se ci sentiremo più soli e tristi e tutto sarà più difficile senza di lui".
posted by bogey | 23:54 | commenti
 
i funerali di Tom
da Ansa
Se oggi avesse potuto stare tra la sua gente, Tom Benetollo sarebbe stato sicuramente felice: la sinistra, tutta la sinistra, era sotto un sole cocente davanti ad una grande bandiera americana con il simbolo della pace e la scritta ''contro la guerra'', unita come difficilmente lo e' stata in questi ultimi anni. Con la Iervolino a piangere tra D'Alema e Bertinotti, con Veltroni 'stretto' tra Folena del correntone Ds e Giordano di Rifondazione, con Epifani e Cofferati accanto a Di Pietro e Occhetto, Rosy Bindi a due passi da Bernocchi e i Disobbedienti. L'''artigiano della politica'' e il ''costruttore di pace'', come l'hanno definito i suoi amici, pero', era in una enorme bara di mogano chiaro coperta da una bandiera della pace, ucciso domenica notte da un'aneurisma all'aorta. I funerali del presidente dell'Arci - un passato prima nella Fgci e poi nel Pci e un presente, che durava ormai da vent'anni, nell'associazionismo, un uomo, ha detto don Luigi Ciotti ''che non ha mai posseduto la verita' ma l'ha sempre cercata sinceramente, senza tatticismi e compromessi'' - si sono svolti questa mattina a Roma, nella sede nazionale dell'associazione in via dei Monti di Pietralata. Con il quartiere in strada, le bandiere della pace a sventolare dalla finestre delle case e un megaschermo per permettere a chi non e' riuscito ad entrare di seguire la cerimonia nel cortile. Dove, invece, era assiepato lo stato maggiore del centro sinistra: la dirigenza Ds e quella di Rifondazione, segretari di Fiom e Cgil, i leader dei Verdi, dei Comunisti Italiani e della lista Di Pietro-Occhetto, esponenti di spicco della Margherita, disobbedienti e antagonisti, Gino Strada e Moni Ovadia, Pancho Pardi. E ancora Pietro Ingrao e Berlinguer, Rinaldini e Russo Spena, Realacci e Curzi, Vendola e Mascia, Bordon e Gentiloni, Cento e Dominici, Grillini e Mussi. I volontari delle associazioni cattoliche e della protezione civile, con in testa il capo del Dipartimento Guido Bertolaso. E c'era anche il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini. ''Tom non ce l'ha fatta - ha detto nella sua orazione don Luigi Ciotti, fondatore di Libera ma soprattutto amico di Benetollo - ma tutta la sua vita personale e politica sono la testimonianza piu' nitida, piu' alta e vera, che Tom ce l'ha fatta, lasciandoci una straordinaria scia di passione e liberta'''. ''Ci ha insegnato ad amare - ha aggiunto Ciotti annunciando che la prima casa che verra' confiscata alla mafia e assegnata all'associazione Libera sara' chiamata 'casa Tom' - ed e' stato un costruttore di pace che non si stancava mai di dire che non c'e' pace senza giustizia''. Prima di lui aveva commosso le oltre mille persone Arrigo Donati, partigiano. ''Ciao amico semplice e compagno di strada dall'entusiasmo contagioso - ha detto tra le lacrime - tra i tuoi meriti c'e' quello di esser stato un uomo rispettoso della storia e delle esperienze degli altri. Tutto il mondo della sinistra e della pace e' orgoglioso di averti avuto al suo fianco''. E' toccato invece al senatore Ds Nuccio Iovene, una vita nell'Arci, ripercorrere la 'carriera' politica del 'compagno Tom'. ''Diceva sempre: 'io sono un berlingueriano' e con lui aveva in comune la mitezza e la sensibilita' - ha ricordato - era un uomo di frontiera e un'artigiano della politica'', cresciuto nella Padova degli anni 70, che allora era ''crocevia delle tensioni tra opposti estremismi e dove Tom intraprese il cammino della non violenza''. Ed e' toccato ai nipoti raccontare il Tom 'privato', quello forse piu' nascosto, lo zio ''icona di liberta''', ma anche lo zio ''di Tex e Ken Parker, delle Lucky Stike e degli lp a Natale, di Bob Dylan e dei Rolling Stones''. Prima che la bara del presidente dell'Arci prendesse la via del cimitero per la cremazione e la sepoltura, don Ciotti ha donato la sua stola sacerdotale con i colori dell'arcobaleno alle due sorelle di Benetollo, Marta e Daniela, affinche' la portino alla madre Italia, rimasta a Padova. Niente benedizione, ne' incenso. ''Non tocca a me portare la benedizione. In questo caso, benedire significa 'dire bene' di Tom, riconoscere la sua statura morale, la sua profondita', la sua grande spiritualita'. Ciao vecchio''. Poi ci sono state le lacrime e gli applausi, l'ultimo passaggio tra due ali di folla. E le note della splendida ''She's a raimbow'', la ballata senza tempo dei Rolling Stones tra le piu' amate da Benetollo, mentre tutti, ma proprio tutti, importanti leader politici e semplici militanti, giovani disobbedienti e anziani partigiani, femministe e cattolici facevano la fila, asciguandosi le lacrime, per salutare Eva, la sua bellissima compagna, e il piccolo Gabriele. Ciao, vecio.
posted by bogey | 23:46 | commenti
 
I N V I T O

Continuano i cineforum organizzati da Circolo Arci Mascherona e Circolo Vecchia Genova: si tratta di un ciclo di film per comprendere meglio l'atmosfera storica e sociale in cui maturarono i fatti del giugno 1960.

LE PROSSIME PROIEZIONI:

Martedi 22 giugno ore 21.00

LE MANI SULLA CITTA'-- 1963, regia di F.Rosi

con Rod Steiger, Salvo Randone, Marcello Cannevale, Angelo d'alessandro

b/n 105'

trama: in un quartiere popolare di Napoli crolla un palazzo, il costruttore se la cava grazie a intrallazzi politici, cambia partito e diventa assessore all'edilizia ...

Martedi' 29 giugno ore 21.00

UNA VITA DIFFICILE -- 1961, regia di D.Risi

con A.Sordi, L.Massari, F.Fabrizi, L.volonghi, C.gora, A.Centa, S.Mangano, V.Gassman

** Le proiezioni avranno luogo presso la sede del Circolo Arci Vecchia Genova, in via Ravecca 69-71 r
posted by bogey | 18:11 | commenti


12/06/2004
 
NOVE MILIONI DI DOLLARI E NESSUN BLITZ
by Enrico Piovesana from Peace Reporter
www.peacereporter.net


Per i tre ostaggi italiani pagati nove milioni di dollari


Una fonte di PeaceReporter rivela: "Gli ostaggi italiani sono stati consegnati alle forze Usa, non c'è stato nessun blitz".



10 giugno 2004 - "Quella casa al numero 17 di Zaitun Street era disabitata da almeno due mesi.
Fino a lunedì sera tardi (7 giugno, n.d.r.) quando, intorno alle 23, si è sentito un gran trambusto. Io, che abito al 13, ho visto arrivare alcune auto e fermarsi davanti a quella casa. Sono entrate un po di persone. Era buio, non abbiamo visto bene. Poco dopo se ne sono andati via ed è tornata la calma".
"Il mattino seguente, intorno alle 9:30, sono arrivate cinque auto militari americane, di colore verde oliva. Si sono fermate davanti a quella casa. Ne sono scesi alcuni uomini vestiti in abiti civili e con gli occhiali scuri. Erano sicuramente uomini del mukhabarat (servizio segreto, n.d.r.) americano. Hanno aperto la porta dellabitazione, senza forzarla, come se fosse già aperta, e sono riusciti subito con solo quattro uomini, che poi abbiamo saputo essere i tre ostaggi italiani e un ostaggio polacco.
Li hanno caricati su un furgoncino bianco e se ne sono andati via. Il tutto con la massima calma. Non è stato sparato un colpo. Nella casa, a parte gli ostaggi, evidentemente non c'era più nessuno. Non è stato assolutamente un blitz militare come è stato annunciato tre ore dopo. Quelli sono tutta un'altra cosa. Lì si è trattato di una semplice presa in consegna. Gli americani sono andati lì a colpo sicuro. Sapevano che gli ostaggi erano stati portati lì, si erano messi d'accordo. Il vostro governo ha pagato un riscatto: nove milioni di dollari. Qui ormai lo sanno tutti. Adesso però basta parlare al telefono, non è sicuro".
A parlare, raggiunto al telefono da PeaceReporter, è un iracheno, il signor Fahad, che assieme ad altri due suoi vicini, il signor Mohammed e il signor Ibrahim, è stato testimone oculare della liberazione di Agliana, Cupertino e Stefio. Fahad parla dalla sua casa, al 13 di Zaitun Street, ad Abu Ghraib, il sobborgo occidentale di Baghdad divenuto tristemente famoso per lo scandalo delle torture sui prigionieri iracheni.
La sua versione dei fatti è confermata da un'altra fonte irachena raggiunta da PeaceReporter, vicina al braccio politico della guerriglia. Una fonte che ha voluto rimanere anonima, e che ha fornito la sua versione di tutta la vicenda del sequestro, delle trattative e della liberazione.
La fonte inizia facendo un nome, quello di Salih Mutlak. "Mutlak - dice - è un facoltoso commerciante iracheno arricchitosi con le speculazioni e il contrabbando durante il periodo dell'embargo. Da molti è definito semplicemente come un mafioso. Lui è il personaggio chiave della vicenda della liberazione dei tre ostaggi italiani, assieme al già noto Abdel Salam Kubaysi (solo un omonimo di Jabbar al-Kubaysi), ulema sunnita e docente all'universitè di Baghdad, salito allonore delle cronache televisive internazionali per il suo ruolo nella trattativa per il rilascio - dietro pagamento di riscatto - degli ostaggi giapponesi".
Secondo la fonte, con Mutlak e con Kubaysi il governo italiano avrebbe trattato segretamente per settimane al fine di ottenere il rilascio di Agliana, Cupertino e Stefio, rapiti il 12 aprile assieme a Quattrocchi, ucciso il 14 aprile. Si scoprirà poi che aveva in tasca un porto darmi rilasciato dalle forze britanniche e un pass della Coalizione.
I contatti tra i nostri servizi segreti, il Sismi, e la coppia Mutlak-Kubaysi sono iniziati subito dopo quei tragici giorni, e già il 20 aprile erano cominciate a trapelare notizie sullaccordo con il governo italiano per il pagamento di un riscatto di 9 milioni di dollari.
Il 22 era stato lo stesso governatore italiano di Nassiriya, Barbara Contini, a lasciarsi scappare che non c'era nulla da stupirsi del fatto che il governo pagasse un riscatto. Si è sempre fatto cosè aveva detto. Subito dopo aveva smentito questa dichiarazione, e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva detto che si trattava di "storie prive di fondamento. Lo stesso giorno, una qualificata fonte dei servizi segreti italiani rivelava all'agenzia Ansa: "La trattativa, avviata da giorni, è già stata definita in tutti i suoi aspetti, sia para-politici, sia economici. Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto".
Dopo questa burrasca il Sismi ha protestato per queste fughe di notizie che rischiavano di far saltare le trattative in corso. A quel punto, il governo ha deciso di imporre il silenzio stampa assoluto sulla vicenda.
"Le trattative - spiega la fonte - sono proseguite fino a quando, all'inizio di maggio, Salih Mutlak è andato in aereo a Roma. Ragione ufficiale del suo viaggio: affari. E rimasto nella capitale italiana per una ventina di giorni, tornando a Baghdad alla fine di maggio con una valigetta piena di soldi. Cinque milioni di dollari, prima tranche di un riscatto complessivo di nove milioni di dollari. Gli altri quattro, questi erano gli accordi da lui presi, sarebbero stati consegnati ai rapitori dopo la liberazione degli ostaggi".
Dopo il ritorno di Mutlak con i soldi, nei primi giorni di giugno si è consumato un duro scontro all'interno delle fila dei guerriglieri iracheni. Da una parte il braccio militare dei guerriglieri, quelli che detenevano materialmente gli ostaggi e che, tramite Mutlak e Kubaysi, erano in contatto con il governo italiano: per loro l'importante era solo incassare il malloppo. Dall'altra parte il braccio politico che non voleva fare la figura di una banda di delinquenti che rapiscono per soldi e che quindi non volevano accettare il riscatto.
"Noi ci siamo opposti a questo gioco sporco. Questa storia del riscatto e della messa in scena della liberazione - sostiene la fonte - avrebbe rovinato limmagine della nostra causa, facendoci passare per dei volgari banditi, e poi avrebbe giovato al governo italiano e quindi prolungato l'occupazione militare dellIraq. Noi volevamo consegnare gli ostaggi, senza alcun riscatto, nelle mani di rappresentanti del mondo pacifista italiano, sia laico che cattolico, con cui eravamo già in contatto da tempo e con i quali eravamo vicinissimi a una conclusione".
Ancora domenica scorsa 6 giugno, i rappresentati della Santa Sede in Iraq si dicevano infatti certi che la liberazione dei tre italiani sarebbe stata questione di ore. Anche il governo italiano sentiva che la questione era giunta a un punto decisivo: venerdè scorso, 4 giugno, il ministro Frattini ha annullato una sua importante visita a Tokyo per motivi familiari. Forse quello è stato un giorno decisivo.
"Alla fine - prosegue la fonte, con tono infuriato - l'hanno spuntata i militari senza scrupoli, che nei giorni scorsi, assieme a Mutlak, hanno organizzato in gran segreto il trasferimento dei tre ostaggi italiani dal loro luogo di detenzione, cioè Ramadi, un centinaio di chilometri a ovest di Baghdad, fino alla periferia occidentale della capitale, nel sobborgo di Abu-Ghraib. I tre sono stati lasciati in una casa e poi la loro posizione è stata comunicata ai servizi italiani e a quelli americani perchè li venissero a prelevare. Il loro piano era di far sembrare tutto come un blitz militare che si concludesse con l'arresto dei sequestratori. Ma non è andata così".
E in effetti, fonti vicine ai servizi italiani hanno rivelato che i due arrestati effettuati in connessione con il presunto blitz erano in realtè solo due pastori iracheni, che nulla avevano a che fare con la guerriglia e che erano stati pagati per farsi trovare lì.
Di certo, il fatto che a condurre loperazione siano stati militari americani, e non italiani, preclude alla magistratura una effettiva indagine sui "liberatori".
In Iraq, al mercato nero delle armi, un kalashnikov costa tra i venti e i trenta dollari. Con nove milioni di dollari se ne possono comprare centinaia di migliaia.

posted by bogey | 23:28 | commenti


09/05/2004
 
posted by bogey | 13:09 | commenti (1)
 
Alzatevi, dunque, donne di questo giorno!

Si alzino tutte le donne che hanno cuore, sia che abbiano avuto un battesimo d'acqua, sia che abbiano avuto un battesimo di paura. Dite con fermezza: Non permetteremo che le grandi questioni siano decise da forze estranee alla nostra volonta'. I nostri mariti non torneranno a casa con addosso la puzza del massacro, per ricevere carezze e applausi. I nostri figli non ci verranno sottratti affinche' disimparino quello che noi siamo state in grado di insegnare loro sulla carita', la pieta' e la pazienza. Noi donne di qui proviamo troppa tenerezza per le donne di un qualsiasi altro paese per permettere che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro. Dal seno di una terra devastata una voce si unisce alla nostra. Dice:

Disarmo! Disarmo!

La spada dell'assassino non e' la bilancia della giustizia. Il sangue non lava il disonore ne' la violenza indica possesso. Poiche' gli uomini hanno spesso abbandonato l'aratro e l'incudine alle prime avvisaglie di guerra, che le donne ora lascino a casa tutto cio' che puo' essere lasciato e si uniscano per una giornata nella quale si discuta insieme. Si incontrino dapprima, le donne tra loro, per riflettere sul dolore e la devastazione della guerra e commemorare i morti. Si uniscano poi agli uomini in un comune consiglio per trovare i mezzi con cui la grande famiglia umana possa vivere in pace, e ognuna porti nel tempo che mette a disposizione la sacra impronta, non di Cesare, ma del suo dio.

In nome delle donne e dell'umanita', io chiedo seriamente che un congresso generale delle donne, senza limiti di nazionalita', venga indetto nel luogo piu' conveniente e nel piu' breve tempo possibile, per promuovere l'alleanza di differenti nazionalita', la risoluzione amichevole delle questioni internazionali, il grande e generale interesse della pace.

Julia Ward Howe, 1870, dalla proposta d'istituzione della Giornata della Madre
posted by bogey | 13:03 | commenti (1)
 
La soldatina Linndye England, con la sua frangetta e i sui guinzagli, è diventata una star mondiale della malvagità. Le corrispondenze dagli Usa la raccontano come la tipica ragazzetta della provincia americana, entrata nella polizia militare per bisogno di denaro e perché un lavoro vale un altro. Prima di farne il capro espiatorio del nostro disgusto, bisognerebbe riflettere sullo smisurato potere di offesa e di disumanità che la guerra scarica addosso a piccole persone come Linndye. Rotelline di un pauroso ingranaggio di violenza, pateticamente controllato da ipocriti “codici d’onore” che bastano appena a simulare regole e dignità laddove la sola regola è la paura di morire e la necessità di far morire gli altri.

Le guerre (tutte) sono decise da uomini di potere adulti molto responsabili e rispettati, e fatte da ragazzini resi mezzo pazzi dal terrore. Gli sceicchi canuti e spiritati mandano a crepare adolescenti imbottiti di tritolo, i ministri incravattati affidano il Nuovo Ordine Mondiale a ventenni cresciuti a pop-corn che non sanno neanche dove sono e perché ci stanno. Nelle orribili foto ricordo di Linndye si vede il guinzaglio che lei tiene in mano, non si vede quello che l’ha trascinata in Iraq.

(Michele Serra, La Repubblica, sabato 8 maggio 2004)
posted by bogey | 12:58 | commenti (2)


28/04/2004
 
L'ITALIA AUTORIZZA LA TORTURA
comunicato stampa del Comitato Verità e Giustizia per Genova

Noi sappiamo.

Noi abbiamo assistito, raccolto testimonianze, denunciato nei nostri libri: in Italia, a Luglio del 2001, a Genova nella Caserma di Bolzaneto centinaia di persone italiane e straniere sono state torturate.

Noi siamo indignati, gli italiani dovrebbero vergognarsi e ribellarsi all'approvazione della legge sulla tortura che si sta discutendo in questi giorni alla Camera dei deputati. La legge di un paese civile che dovrebbe tutelare i diritti umani fondamentali e non mettere dei limiti a questi diritti.

L'Italia è in ritardo di 15 anni nell'introduzione del reato di tortura nel proprio ordinamento, ma se il testo definitivo conterrà l'emendamento approvato in questi giorni, (secondo il quale per esserci il reato di tortura le violenze o le minacce gravi devono essere reiterate) è meglio che rimanga senza alcuna legge.

Le testimonianze di coloro che passarono ore, giorni all'interno della caserma di Bolzaneto, parlano di violenze e torture, trattamenti inumani e degradanti, sospensione di diritti umani fondamentali, mancate cure mediche a persone già ferite, mancate telefonate a familiari, avvocati, consolato per gli stranieri, tutti i fermati e i detenuti scomparsi nel nulla, "desaparecidos". Raccontano di mani spezzate a Bolzaneto, di suture senza anestesia, di ragazze trascinate per la collottola e coperte di sputi ed ingiurie da due ali di agenti, prese a calci durante il tragitto verso il bagno. Parlano di canzonette fasciste, di ragazze e ragazzi nudi, derisi ed umiliati. Non furono somministrati né cibo, né acqua, i giovani furono coperti di pugni e calci, costretti a rimanere per ore in piedi col volto verso il muro, gambe divaricate, braccia alzate, anche se feriti, spruzzati da gas urticante, minacciati di morte, di stupro e di altre violenze.

L'emendamento della Lega approvato dalla Camera, è contro le forze di polizia, lo sostiene il Silp-Cgil affermando che così facendo si evoca la falsa immagine di forze dell'ordine pronte a rinunciare a quel principio di legalità che è la prima ragione della loro esistenza.

Le forze di polizia respingono con sdegno l'idea che un qualsiasi atto di tortura, commesso anche solo una volta, possa aiutarle nell'esercizio delle loro funzioni, considerano il rispetto dei diritti fondamentali della persona un principio irrinunciabile della loro azione a tutela dei cittadini.

Le forze di polizia si considerano garanti del rispetto dei valori costituzionali, e ritengono che in uno stato democratico si debba e si possa garantire la sicurezza senza fare alcun passo indietro sul terreno della civiltà giuridica.

Migliaia di cittadini hanno firmato la petizione per l'introduzione del reato di tortura perché credono in una democrazia che rispetta i diritti umani. Non lasciamo che l'Italia precipiti definitivamente e "legalmente" nel baratro di un regime dove tutto è permesso, nessun diritto dei cittadini italiani e stranieri tutelato.

Ricordiamo che l'art. 13 della nostra costituzione prevede che:
"È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà."

Enrica Bartesaghi
(Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova - autrice del libro "Genova il posto sbagliato")
Marco Poggi
(ex-infermiere di Bolzaneto - autore del libro "Io, l'infame di Bolzaneto")

per aderire all'appello:
mail to info@veritagiustizia.it

posted by bogey | 05:56 | commenti (1)


26/04/2004
 
OGGI: A VITTTA, poesie musicate di Edoardo Firpo
reading poetico
poesie musicate e cantate da Buby Senarega
commentate dal prof. Silvio Ferrari

Edoardo Firpo è considerato, da critici e poeti come Montale, il più grande poeta dialettale italiano del ‘900.
Le ragioni del luogo e delle data in cui proponiamo questo spettacolo sono: Qui perché la Foce era il quartiere di Firpo. Il nostro circolo è a pochi passi dal 12 di Via Casaregis dove abitava ed è proprio sotto la sezione Tito Nischio dell’allora PCI, partito in cui militava il poeta.
Per il 25 aprile perché la poesia è stata importante nella lotta di liberazione e lo è oggi per non dimenticare.
Abbiamo pensato a Edoardo Firpo anche per la sua opposizione al nazifascismo che gli fece provare la famigerata “casa dello studente” ed il carcere di Marassi. Impegno che si è trasformato in opere poetiche come: “Ai martiri di Cravasco”

presso il Circolo Città Futura
Lunedì 26 aprile ore 20,45
Corso Torino 46 canc

posted by bogey | 16:43 | commenti (1)
 
pescato su Mauro Biani

posted by bogey | 16:31 | commenti